venerdì 20 giugno 2008
Nuovo Blog
prima di tutto mi scusa per la mia latitanza, in secondo luogo vi comunico che abbandono il supporter di google per i blog per passarne ad un altro con il quale mi sto trovando meglio e che sto usando anche per il blog di AT Lombardia.
Il link è http://massimobrugnone.wordpress.com/
So già che chi visita il blog di Aldo ne noterà una certa somiglianza, ma d'altronde sono l'unico in possesso del Copy Right sul suo blog e quindi ne faccio ampio utilizzo! :D
giovedì 5 giugno 2008
Lettere e memoriali di Vincenzo Calcara (parte 2)
da www.19luglio1992.com
Tralascio qualsiasi tipo di commento, i fatti raccontati parlano da soli.
Mi chiedo quante persone, in Italia, siano al corrente di questi fatti, quanti organi di informazione li abbiano riportati.
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Dissi al Dr.Borsellino che Michele Lucchese era un imprenditore ed un uomo politico ed era un uomo di grande fiducia di Messina Denaro Francesco. Lucchese nutriva per me grande affetto e fiducia al punto di farmi chiamare la residenza a casa sua. Ed essendo il Lucchese appartenente ad una Loggia Massonica segreta, ha chiesto autorizzazione a Messina Denaro Francesco di potermi preparare a farmi conoscere le regole del RITO SCOZZESE affinchè anch'io entrassi a far parte insieme a lui in questa Loggia Massonica.
Provo anche un sentimento di profonda COLPA per averlo fatto soffrire!
mercoledì 4 giugno 2008
Lettere e memoriali di Vincenzo Calcara (parte 1)
| Scritto da Salvatore Borsellino | |
| venerdì 30 maggio 2008 17:24 | |
| Inizio con oggi, dopo averne ottenuto l'autorizzazione da parte dell'interessato, la pubblicazione di alcune lettere e di un memoriale che mi è stato consegnato da Vincenzo Calcara. Ho conosciuto di persona Vincenzo durante la trasmissione Top Secret ma quasi mi sembrava di conoscerlo da tanto tempo. Me ne avevano parlato la moglie e i figli di Paolo che hanno continuato ad aiutarlo e stargli vicino da quando lo Stato, nella sua costante opera di scoraggiamento dei testimoni di Giustizia, dei collaboratori di Giustiza e dei (pochi) veri pentiti, lo ha abbandonato al suo destino. Me ne aveva parlato già lo stesso Paolo negli ultimi mesi della sua vita, quando stava raccogliendo le sue rivelazioni nello stesso periodo in cui ascoltava anche Gaspare Mutolo e Leonardo Messina, ma con Vincenzo Paolo aveva stabilito un rapporto particolare perchè era quello che gli aveva confessato di avere avuto, dalla famiglia di Francesco Messina Denaro, la famiglia che deteneva saldamente il controllo della zona di Castelvetrano, alla quale apparteneva come uomo d'onore "riservato", l'incarico di ucciderlo con un fucile di precisione in un agguato sulla statale tra Palermo ed Agrigento. Gli uomini d'onore "riservati" sono quelli che non rientrano nella normale gerarchia della "famiglia" mafiosa e la cui affiliazione viene decisa direttamente dal capo famiglia, spesso sul modello e con i riti "massonici", informando della sua qualità soltanto i capi dell'organizzazione e restando poi segreti all'interno dell'organizzazione segreta. Come dice Antonio Ingroja "solo i capi di Cosa Nostra possono decidere, naturalmente in maniera segreta, simili affiliazioni, che rimangono assolutamente riservate rispetto agli altri aderenti alle varia famiglie mafiose sparse nel territorio. L'uomo d'onore riservato serve anche per difendersi del fenomeno dei collaboratori di giustizia.....". Ad essi vengono affidate le operazioni più delicate, e certamente l'assassinio di Paolo Borsellino era tra questi, nel caso in cui, come spesso succede, non vengano svolte direttamente dal "capo famiglia" insieme con gli uomini più fidati ed esperti del "gruppo di fuoco" della famiglia stessa. Come leggerete c'erano due piani alternativi per uccidere Paolo, il primo prevedeva l'uso di un fucile di precisione ed era affidato a Vincenzo Calcara, il secondo l'uso di un'autobomba ed in questto Vincenzo avrebbe svolto soltanto un lavoro di copertura. Da Palermo arrivò poi però, direttamente da Totò Riina, l'ordine che avrebbe dovuto essere ucciso prima Giovanni Falcone e così i piani furono momentaneamente accantonati. Vincenzo Calcara è uno dei pochi collaboratori di Giustizia che possono veramente essere chiamati "pentiti". In lui, come leggerete dalle sue parole, l'incontro con Paolo Borsellino provocò una profonda crisi e un sovvertimento dei valori ai quali era stato indotto a credere fin da bambino. Oggi per lui la "Giustizia" e il "Bene" sono al di sopra di tutto ed è tanto più da ammirare in quanto quelle Istituzioni nelle quali oggi lui crede fermamente le vede ogni giorno infangate da chi, indegnamente, le occupa e quello Stato che per lui rappresentava il nemico da combattere o nel quale infiltrarsi capisce oggi come abbia contribuito all'assassinio del "suo" Giudice e come non voglia e non possa, perchè esso stesso responsabile, rendergli Giustizia. Oggi Vincenzo Calcara, uscito volontariamente dal programma di protezione, vive con la nuova compagna e le quattro figlie avute insieme con lei, dopo che la famiglia precedente lo ha abbandonato a seguito della sua scelta. Non ha una nuova identità, non ha un lavoro che gli permetta di vivere dignitosamente e di provvedere alla sua famiglia, lo Stato e le Istituzioni nelle quali, nonostante tutto crede fermamente, lo hanno abbandonato e rischia ogni giorno di cadere sotto la vendetta della mafia, che, diversamente dallo Stato, non dimentica mai. Del memoriale di Vincenzo Calcara si trovano tracce nelle motivazioni delle sentenze, di diversi processi, del processo Calvi, al processo Antonov per l'attentato al Papa, al processo Aspromonte, al processo per l'omicidio Santangelo, figlioccio di Francesco Messina Denaro, ai processi Alagna+15 e Alagna+30, alla sentenza del Giudice Almerighi, nei quali tutti si è dimostrata la piena attendibilità di Calcara nononostante i numerosi tentativi di screditarlo. Ma Calcara non è stato mai messo a confronto con altri pentiti come Leonardo Messina o Gaspare Mutolo o come Giuffrè, che, quindici anni dopo di lui, ha parlato di quelle stesse cose di cui lui aveva già parlato tanti anni prima. Non è stato mai chiamato a deporre nel processo Andreotti anche se aveva parlato del notaio Albano quando nessuno ne conosceva neppure il nome, non è stato mai chiamato nel processo Canale, non è stato mai utilizzato nell'istruttoria sui Mandanti Occulti delle stragi del 92 o nell'istruttoria del processo, mai arrivato alla fase dibattimentale, sulla sottrazione dell'Agenda Rossa, nonostante io stesso avessi portato al tribunale di Caltanissetta le parti del memoriale dove di quell'agenda proprio si parlava. Ho deciso allora di pubblicare su questo sito. nella loro interezza, queste lettere e questi memoriali perchè almeno arrivino ad essere conosciuti dall'opinione pubblica. Nel trascriverli ho riportato fedelmente anche tutte quelle maiuscole che spesso Vincenzo adopera quando vuole dare più risalto a certe parole, ho evidenziato invece io in grassetto i punti che ho ritenuto essere più importanti. -------------------------------------------------------- 22 Marzo 2008 Mio Amatissimo e Stimatissimo Salvatore, tutto ciò che doverosamente ho comunicato a tua Cognata Agnese e a tuo Nipote Manfredi ritengo giusto dirlo anche a te. Tutto ciò che scrivo è dettato, ponderato e pensato secondo la mia coscienza alla quale non posso mai mentire! Qualsiasi desiderio, compresa ogni mia decisione ritenuta "DOVEROSA" e giusta, non verrà mai messa in atto da me se prima non passa attraverso la mia coscienza! Dopo di che agisco secondo la mia coscienza che è accompagnata dai miei sentimenti e da quella RAGIONE che sa far rispettare i Sentimenti. Ma sono anche consapevole che di fronte ad una coscienza più Grande della mia coscienza ed a Sentimenti, DOVERI e DESIDERI e DECISIONI più Grandi dei miei, tutto ciò che è passato attraverso la mia coscienza si deve fermare! Caro Salvatore, in questi lunghi anni di intensi colloqui avuti con tua Cognata Agnese, ho percepito non solo il Suo Grande Affetto verso di me ma anche il Suo desiderio di non voltarmi più al passato e di pensare ai miei figli. Ovviamente non posso fare a meno di apprezzare le preoccupazioni di questa Grande Donna e alle LEZIONI di VITA che con Animo sincero ha saputo darmi. Il desiderio di Donna Agnese sicuramente "significa" che lasciando il passato ci si mette in una posizione di potere afferrare e vivere meglio il PRESENTE e l'AVVENIRE. Una cosa è certa, e cioè, tutto quello che mi ha trasmesso questa Nobile Grande Donna, compreso quell' ONORE che solo Donne particolari sanno AVERE, MANTENERE, DIFENDERE e METTERE IN ATTO, lo trasmetterò alle mie FIGLIE. Se tutto quello che indegnamente ho ricevuto da Tuo Fratello Paolo, da Tua Cognata, dai Tuoi Nipoti e adesso anche da te, non riuscissi a trasmetterlo alle mie quattro figlie a causa di una mia debolezza sarebbe per me una VERGOGNOSA e TERRIBILE SCONFITTA!!! Nelle lunghe conversazioni che ho avuto con la Grande Anima di Tuo Fratello Paolo e con Tua Cognata non posso non ricordarmi due Grandi PAROLE che mi hanno detto: “VERITA'” e “UOMO LIBERO”. Queste due meravigliose parole fanno parte e sono racchiuse in quel Grande Patrimonio di Valori che stavano dentro e dietro al Tuo Amato Fratello Paolo e che anche a Te Degamente APPARTENGONO! La Verità rende Liberi è VERO! Ma è anche vero che un diamante sporco e impreganto di carbone non può mai riflettere la propria LUCE! Sono fermanente convinto che un UOMO può essere definitivamente LIBERO solamente dopo aver fatto rispettare la VERITA' e AMARE ciò che sta dentro e oltre la VERITA'! La VERITA' solo dopo essere stata AMATA più di ogni altra cosa, allora si che entra nell'Animo di un UOMO rendendolo LIBERO! La figlia del RE di TROIA, CASSANDRA diceva la Verità ma non è stata creduta. Nessuno si è mosso in suo favore in quanto la Verità di Cassandra era una Verità di Previsione, di Presagio e quindi senza fondamento. Solo quell' UOMO "USATO" e comandato dai CAPI GRECI affinchè convincesse con inganno i Troiani a far entrare il CAVALLO dentro le MURA, sapeva la VERITA'. Prima di pensare ai miei figli sono consapevole che prima devo Amare la Verità in quanto è stato il precursore e la Base della nascita delle mie FIGLIE. Solo con questo Profondo Sentimento di Amore verso la Verità posso diventare un UOMO LIBERO e quindi evitare una triste sconfitta! Cosa sarebbero le mie Figlie senza ONORE? Sarebbero come il cibo senza SALE! Come posso trasmettere e insegnare a queste quattro Creature quel Sentimento d'ONORE che mi fa essere UOMO LIBERO quando poi questo ONORE è inquinato da paura ed egoismo? Messina Denaro Francesco amava più della sua stessa vita, più di suo figlio Matteo e più di ogni altro affetto o cosa, quell'idea del MALE che ha partorito "COSA NOSTRA" e che ha fatto di essa una forte "ENTITA'" collegandola ad altre ENTITA'. Messina Denaro Francesco era ben cosciente che solo mettendo in primo piano l'ENTITA' di Cosa Nostra avrebbe potuto fare di suo figlio Matteo un genio e un grande CAPO. Matteo Messina Denaro, testimonia suo Padre Francesco Messina Denaro che continua a vivere dentro suo figlio. Al contrario di Messina Denaro Francesco io ho consacrato le mie quattro Figlie a quell'IDEA del BENE dove ci sono racchiuse tutto ciò che il mio AMATO Dr. Paolo BORSELLINO AMAVA, compresa la VERITA', i VALORI e il CORAGGIO e anche il DOVERE. E io se non farò il mio DOVERE non mi sento degno di pensare ai miei figli. Sappi mio stimatissimo Salvatore che se io ho consacrato le mie quattro figlie e la Propria Madre e tutto me stesso a questa NOBILE IDEA del BENE piena di LUCE infinita è stato perchè gli ho CREDUTO!!! E io vado a morire per ciò che credo!!! E quindi queste mie figlie e la mia Donna hanno il Sacrosanto diritto di essere amate da me non con Amore egoistico, privo di coraggio, di Valori e di Verità che li renderebbe schiavi di quella IDEA del MALE portandoli alla distruzione fisica e Spirituale. Le mie figlie hanno il diritto di attingere attraverso di me quella Verità che mi ha reso LIBERO e che io ho il Dovere di trasmettere con Amore altruistico unitamente a Sentimenti di Coraggio e di valori che daranno sicuramente alle mie figlie una solida Base affinchè Esse possano degnamente partecipare alla Gara di questa vita presente come DONNE LIBERE insieme alla LIBERA SOCIETA' CIVILE e quindi proiettarsi sul futuro e avere come META la VITTORIA FINALE su quell'INFAME IDEA del MALE (che per cognizione diretta ho conosciuto) che tante AMARE LACRIME, SANGUE e DOLORE ha causaro ai figli della Grande e Nobile IDEA del BENE piena di LUCE e di VERITA'. Sono consapevole che il mio presente di oggi è legato a quel presente ed a quei momenti che ho fatto la mia scelta e dall'incontro che ho avuto con tuo fratello Paolo. Il Dr. Paolo Borsellino ha tolto delle ore preziose alle persone che Amava per dedicarle alla Verità e facendo della Verità lo scopo della Sua Vita. Io non ho il suo Coraggio ma ho il dovere di far rispettare e difendere la Verità che mi ha reso LIBERO. Carissimo Salvatore, ciò che continuo a comunicarti ha un solo "FINE", il mio dovere verso il Dr. Paolo Borsellino e quindi quello di dirti ogni mio pensiero, Sentimento, IDEE e ogni cosa che realmente sono state e sono collegate a quel "Presente" che ho vissuto con tuo Fratello Paolo. Quel Presente che è e sarà sempre il mio Presente! E non permetterò a nessuno di mettere questo "Presente" nel DIMENTICATOIO . Al Cuore non si comanda ma ancor di più alla RAGIONE! Ma sono consapevole che a un Cuore e a una RAGIONE più Grande della mia mi devo fermare e UBBIDIRE. Farò sempre di tutto per dimostrare che dietro ogni mia parola ci sia un riscontro, una realtà. Qualcuno che continua a dimostrarmi di volermi bene, con le BELLE PAROLE e in modo intelligente e credo con diabolica sottigliezza mi ha dato l'impressione che ha interesse a mettere nel dimenticatoio quel Presente che mi lega a Tuo Fratello Paolo. Questa mia impressione è dovuta a queste parole: “Sono passati molti anni”. Vorrei tanto far capire a qualcuno il quale con intelligenza sa mettere in atto la RAGIONE che ha insegnato MACCHIAVELLI di non mettere insieme a questa RAGIONE quella SOTTIGLIEZZA DIABOLICA che contribuisce a rafforzare l'IDEA del MALE. Mi posso permettere di dire a qualcuno che vuole apparire come Paladino di Francia, facendo credere di essere all'altezza di saper combattere il MALE, che il frutto non nasce con le BELLE PAROLE ma nasce e si matura con una forte e DETERMINATA AZIONE. Vogliono dimostratre chissà che cosa ma in realtà cercano il loro interesse! Tutti i frutti non sono uguali, ci sono FRUTTI che saziano solo il CORPO e ci sono frutti che saziano sia il Corpo che lo Spirito. Le Belle Azioni di chi ha in mano i "SEMI" del Dr. Paolo Borsellino non devono essere egoistiche da saziare solo il Corpo ma devono essere ALTRUISTE e pieni di LEALTA' e coraggio, per così SAZIARE CORPO e SPIRITO. Se c'è da andare che si vada BENE. L'AZIONE più deplorevole e meschina è quella TIEPIDA, quella che non è nè fredda nè calda! Quella Società Civile a cui il Dr. Paolo Borsellino era DEVOTO e con Fedeltà Serviva deve ben sapere che quegli uomini dei "POTERI OCCULTI" degli anni 80-90 che facevano parte delle Istituzioni (comprese quelle Religiose) hannoi lasciato degli EREDI. Questi EREDI comntinuano a portare avanti ciò che hanno ereditato! Sicuramente come allora quando il carnefice andava al FUNERALE della VITTIMA anche oggi si fa la stessa cosa. Ci sono tante Associazioni che sono schierate apertamente contro la MAFIA, e non solo Mafia, che continuano ancora tutt'oggi a ricordare, a difendere e a onorare le Vittime delle stragi, e sono anche consapevoli del rischio che corrono (come ad esempio Giorgio Bongiovanni). Ma qualcuno non dovrebbe dimenticare che anche il carnefice sa piangere, è bravissimo a saper dimostrare un falso dolore e che gli EREDI dei CARNEFICI sanno anche schierarsi apertamente a ricordare con inganno e ipocrisia le vittime di questo MALE OSCURO! Anzi in certi casi dimostrano di essere più bravi di chi veramente combatte con lealtà. Chi ha erditato "forza e potere" a sua insaputa, se vuole essere veramente leale, per prima cosa non deve mai onorare e difendere quel NEGATIVO che l'ha creato e deve rendersi consapevole che la GUERRA non si fa come la faceva DON CHISCIOTTE. Una volta l'ex Sindaco di CASTELVETRANO PUPILLO e DELFINO di Francesco Messina Denaro (Vaccarino n.d.r.) mi disse queste parole: “La FORZA dell' ANTICA ROMA e le conquiste dei Romani era dovuta esclusivamente all' "IDEA" di ROMA. ROMA era un' IDEA ! Sappi Caro ENZUCCIO che l'idea a cui noi apparteniamo è più forte dell' IDEA di ROMA e in questa SUBLIME e POTENTE IDEA c'e' racchiusa la nostra ENTITA' insieme ad altre ENTITA'.” Carissimo Salvatore, per vincere questa IDEA del Male si devono attaccare gli EREDI di questa IDEA che li fa essere forti e colpirli nel Cuore! Mio Stimatissimo, devi anche sapere che l'Affetto particolare che il Tuo Amato Fratello nutriva per me è nato e si è rafforzato solo dopo aver toccato con le Sue Mani la mia lealtà verso di Lui e facendoci trovare prove e riscontri di certi "MISTERI" che per Lui erano più importanti di quella Sua Vita che io cercavo di salvargli. Dopo di che ha fatto venire a S.E. L'Alto Commissario Finocchiaro mettendomi al sicuro nelle mani di questi e quindi salvandomi la VITA!!! La Società Civile non deve sapere solo i rapporti d'affetto e gli Abbracci tra me e il Dr. Borsellino ma deve essere al corrente della SUA PROFESSIONALITA' e di tutte le altre cose che hanno fatto paura e continuano a fare paura tenendoli chiusi negli Armadi. Il Dr. Borsellino era in possesso di VERITA' scomode, di Verità a cui tanti si devono vergognare per averlo lasciato solo al suo DESTINO. Mi rivolgo soprattutto a quelle persone della Società Civile che anche se non COLLUSI con nessuna di queste ENTITA' malefiche non hanno avuto il Coraggio di fare un passo avanti per così blindare e difendere la Vita e il Corpo Fisico del Dr. Borsellino. I primi mesi del 1992 in Corte d'Assise d'Appello di Palermo dove si procedeva contro Nitto Santapaola e Mariano Agate per l'omicidio del Sindaco di Castelvetrano Vito Lipari dissi apertamente che il Dr. Borsellino doveva morire con un fucile di precisione o con un'auto bomba e che questo piano era stato organizzato da Messina Denaro Francesco. Di questa morte annunciata la televisione di Stato ne ha parlato ampiamnente! Quel PENTITO a "META'" di GIUFFRE' ha confermato ciò che io dissi in Corte D'Assise di Palermo al Presidente BARRECA. Ma per quanto riguarda ciò che va oltre "COSA NOSTRA" il Collaboratore di Giustizia Giuffrè ha paura di parlare!!! Ripeto il Dr. Paolo Borsellino come Magistrato non era secondo a nessuno, la sua UMILTA' da vero CRISTIANO lo faceva apparire SECONDO al Suo Amico Falcone ma in realtà la Sua Professionalità era tale che ha fatto si da accelerare la Sua Morte! Nell'Autunno del 1991, quando il Dr. Borsellino era Procuratore a Marsala il mio Capo Assoluto Messina Denaro Francesco mi ha detto queste parole: "Di questo BORSALINO (così lo chiamava) non deve rimanere niente, neanche le sue IDEE, DEVE ANDARE nel DIMENTICATOIO. Lui deve morire e basta! Lui non deve morire solo per il danno che ha causato a "Cosa NOSTRA", per questo si era deciso di aspettare il momento giusto, ma Lui deve morire subito in quanto non gli si deve dare la possibilità di causare un danno irreparabile verso il cuore di "Cosa Nostra" e verso il Cuore dei nostri fratelli alleati. Caro ENZUCCIO, da informazioni sicure si è venuto a conoscenza che questo Borsalino sta costruendo una solida BASE con appoggi personali e segreti e dopo di chè con il Suo Sostituto 'Ingroia' " (Salvatore, per la sicurezza del Dr. Ingroia il Dr. Borsellino non voleva che io dicessi a verbale il nome Ingroia) "che gli sta a Cuore e che ne vuole fare il Suo braccio destro attaccherà come un PAZZO! Dobbiamo distruggerlo!" Dopo aver ascoltato queste parole ho percepito e sono sicurissimo che chi ha ordinato a Messina Denaro Francesco di organizzare il piano per uccidere il tuo Amato Fratello gli ha anche manifestato la preoccupazione e la paura che questo piano fallisse. Tanto è vero che per mettersi al sicuro il Messina Denaro Francesco ha organizzato non uno ma due piani per ucciderlo affinchè sia nell'uno che nell'altro, non possa avere scampo! Doveva morire o col fucile di Precisione o con l'autobomba. In quella cella d'isolamento in cui c'era in me un grande travaglio interiore e prima che io mi decidessi di chiamare il Dr. Borsellino, ho capito che questa Forza del Male che mi aveva PLASMATO fin dalla Giovinezza ha mostrato tutta la sua debolezza e Vigliaccheria davanti alla Professionalità e al coraggio del Dr. Borsellino dimostrando paura che li ha resi davanti ai miei occhi non invincibili come mi avevano fatto credere, ma VULNERABILI!!! Ed io Vincenzo Calcara, che credevo a questa forza del Male ed ero pronto a morire per essa, non potevo non unirmi ad un UOMO coraggioso con il quale avevamo in comune una sola cosa, LA MORTE!!! Vincenzo Calcara P.S. Per quanto concerne le ENTITA' collegate a Cosa Nostra, ne ho parlato ampiamente al Dr. Luca TESCAROLI presso la Procura di ROMA. |
lunedì 26 maggio 2008
Sanita’: 14 a giudizio per appalto ospedale Varese
Tra imputati l’attuale direttore generale assessorato
(ANSA) - MILANO, 26 MAG - Il gup Clementina Forleo ha rinviato a giudizio 14 persone in relazione all’appalto per la ristrutturazione dell’ospedale di Varese. Contestati i reati di abuso d’ufficio, falso e truffa ai danni della Regione, con l’aggravante di aver favorito l’attivita’ di una organizzazione di stampo mafioso. Fra gli imputati c’e’ anche l’attuale direttore generale dell’assessorato regionale alla sanita’, Carlo Lucchina. Il processo e’ stato fissato per il 15 gennaio.
Milano - Tra gli indagati l’ex dg Lucchina, il processo torna a Varese
Appalti sospetti al reparto infettivi: 14 rinvvi a giudizio
Il gup Clementina Forleo ha rinviato a giudizio 14 persone accusate di abuso d’ufficio, falso e truffa ai danni della Regione Lombardia, con l’aggravante di aver favorito l’attività di una organizzazione di stampo mafioso in relazione ad un appalto per la ristrutturazione del reparto infettivi dell’Azienda ospedaliera di Varese.
Sotto inchiesta anche l’attuale direttore generale dell’assessorato regionale alla sanità, Carlo Lucchina, direttore generale dell’ospedale varesino all’epoca. Il processo torna però a varese, il gup ha infatti disposto la prima udienza il prossimo 15 gennaio in tribunale. Tra gli altri rinviati a giudizio, dal Pm dell’antimafia, Claudio Gittardi, anche il successore di Lucchina, Roberto Rotasperti, e gli ex direttori amministrativi Mario Noschese e Sergio Tadiello.
Secondo le indagine, condotte dalla Direzione Distrettuale Antimafia, nel 2001, sarebbe stato consentito illecitamente il subentro della ditta Russello di Gela a un’altra società nell’esecuzione dei lavori d’appalto finanziati per circa 6 milioni di euro dalla Regione. La procura sostiene che non furono fatte le veriche antimafia previste per legge sulla ditta subentrante, il cui titolare, Fabrizio Russello, anch’egli rinviato a giudizio, era finito in precedenza sotto inchiesta per associazione per delinquere di stampo mafioso. Il difensore di Lucchina ha parlato di accuse infondate.
Lunedì 26 maggio 2008
redazione@varesenews.it
venerdì 23 maggio 2008
23 maggio 1992 - 16 anni dopo
Sono passati ormai 16 anni da quando il tritolo piazzato sull'autostrada che da punta raisi porta a palermo ha fatto saltare letteralmente in aria il giudice Falcone, la mogliee gli uomini della scorta.
Quel che accadde già lo spiega in maniera precisa il video, oggi vorrei poter commemorare questa grande persona semplicemente riportando alcune sue parole che ci possano aiutare a riflettere quando gravoso e importante sia il lavoro della lotta alla mafia:
Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini.
In sicilia la mafia colpisce i servitori dello Stato che lo Stato non è riuscito a proteggere.
...l'importante non è stabilere se uno ha paura o meno, è saper convivere con la propria paura, non farsi condizionare dalla stassa... Ecco il coraggio è questo, altrimenti non è più coraggio, è incoscenza..
L'impegno dello Stato nella lotta alla criminalità organizzata è emotivo, episodico, fluttuante. Motivato solo dall'impressione suscitata da un dato crimine o dall'effetto che una particolare iniziativa governativa può suscitare sull'opinione pubblica.
Un'affermazione del genere costa molto, ma se le istituzioni continuano nella loro politica di miopia nei confronti della mafia, temo che la loro assoluta mancanza di prestigio nelle terre in cui prospera la criminalità organizzata non farà che favorire sempre di più Cosa Nostra.
Temo che la magistratura torni alla vecchia routine: i mafiosi che fanno il loro mestiere da un lato, i magistrati che fanno più o meno bene il loro dall'altro, e alla resa dei conti, palpabile, l'inefficienza dello Stato.
Perché una società vada bene, si muova nel progresso, nell'esaltazione dei valori della famiglia, dello spirito, del bene, dell'amicizia, perché prosperi senza contrasti tra i vari consociati, per avviarsi serena nel cammino verso un domani migliore, basta che ognuno faccia il suo dovere.
Basta che ognuno faccia il suo dovere.. C'è chi dice che queste persone stanno oggi facendo molto di più da morti che quanto mai avrebbero potuto fare da vive. Facciamo in modo che il loro sacrificio non sia stato vano e che non ce ne debbano essere altri.
Massimo Brugnone
mercoledì 21 maggio 2008
martedì 20 maggio 2008
Blog Regionale Ammazzatecitutti Lombardia

Ormai è passato più di un anno da quando il 2 aprile del 2007 Aldo Pecora è venuto a fare l'assemblea sulla mafia nel mio liceo e da quel giorno tutto è cambiato e molto è migliorato.
L'8 ottobre la nascita del coordinamento lombardo del movimento e da quel giorno un continuo di esperienze che mi stanno arricchendo e che, forse, stanno mobilitando le coscenze del nord Italia nel far capire che la mafia è un cancro che ci tocca da vicino.
Il movimento è, come dice la parola stessa, in continuo movimento ed adesso anche il coordinamento lombardo ha trovato il suo spazio sul web. Sempre legati a livello nazionale, così deve essere, stiamo riuscendo a creare una collaborazione della società civile fra le varie regioni. Fior fior di storici hanno scritto che questo è ciò che manca all'antimafia, qualcosa che tiene uniti i cittadini su tutto il territorio della nostra Italia, ed è proprio questo che Ammazzatecitutti piano piano sta facendo.
Sono diventati tre ora i blog da tener aggiornati. Le mie notti si faranno sempre più lunghe sveglio davanti a questo pc e le ore di sonno diminuiranno, ma ben venga se serve, anche poco, a portare avanti tutto questo.
Paolo Borsellino lo diceva, non finirò mai di ripeterlo, "Se la gioventù le negherà il consenso, anche la misteriosa ed onnipotente mafia svanirà come un incubo".
Stiamo forse inseguendo un sogno, ma son ben felice di circondarmi di sempre più persone che si stanno svegliando da questo incubo.
Una volta ho ricevuto una critica da parte di una persona che mi diceva che sono troppo pessimista in questo mio blog, io gli ho risposto che non sono pessimista, sono realista. Ed oggi questo post, rispettando il mio realismo, ha una buona dose di positivismo!
Traffico droga, arresti in varie regioni
In corso 48 ordinanze per presunti affiliati a ‘ndrangheta
(ANSA) - REGGIO CALABRIA, 20 MAG - Operazione antidroga della polizia in varie regioni in esecuzione di 48 ordinanze di custodia cautelare. I provvedimenti restrittivi sono stati emessi dal gip di Reggio Calabria su richiesta della Dda e sono a carico di presunti appartenenti ad un’organizzazione criminale composta da affiliati alla ‘ndrangheta della Locride. Costituita in Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna una fitta rete di affiliati dediti allo smercio di cocaina, eroina e marijuana.
lunedì 19 maggio 2008
Monticello: al Greppi la testimonianza del figlio di Beppe Alfano, giornalista vittima della mafia, freddato nel 1993
E’ stata molto toccante e seguita dai ragazzi, l’assemblea studentesca svoltasi nella mattinata di martedì, presso l’aula magna dell’Istituto Greppi di Monticello. Tema dell’incontro, la mafia, raccontata da Massimo Brugnone di “Adesso ammazzateci tutti Lombardia” e Chicco Alfano, figlio di Beppe, una vittima della terribile organizzazione criminale, freddato l’8 gennaio 1993 a Barcellona Pozzo di Gotto, nel Messinese.

Al centro con la felpa arancione, Chicco Alfano
Beppe Alfano era un “semplice” professore con la passione per il giornalismo che insegnava educazione tecnica nella scuola media del paese vicino e come hobby scriveva da corrispondente per La Sicilia, il quotidiano catanese. Quando il territorio di Messina era ancora considerato provincia priva di presenza mafiosa, lui si ostinava a descriverlo come una zona franca per latitanti e affari mafiosi, fiorenti proprio in virtù di quel silenzio costruito. Un cronista con la passione per la verità e la denuncia, incapace di chiudere gli occhi davanti a quel terribile male. Era l’8 gennaio 1993, a Barcellona Pozzo di Gotto, nel Messinese. Beppe stava rientrando nella sua casa in via Trento.

Si trovava ancora in via Marconi, la strada principale del paese, quando fu avvicinato da un uomo, forse un conoscente. Beppe accostò sulla destra, mise in folle e abbassò il finestrino del passeggero della sua Renault 9. Erano da poco passate le 23.20 quando esplosero tre colpi di pistola. A sparare fu una calibro 22, un’arma da professionisti. Fu il trentesimo omicidio mafioso quell’anno, l’ennesima tragedia capace di mettere ancora una volta in luce, la condizione dei giornalisti di provincia che spesso, senza alcuna tutela, si espongono senza paura e restano vittime di una criminalità rozza e sanguinaria.
Qui di seguito il testo redatto da una studentessa del Greppi, sul tema della mafia:
| La Mafia è attorno a noi ma qualcosa si sta muovendo, qualcosa ha cominciato a cambiare, e lo possiamo vedere, giovani cominciano a muoversi a informarsi e a informare perché non tollerano più di vedere uccisi padri, figli, madri, uomini, giustiziati perché colpevoli solamente di fare il proprio dovere. E queste persone, stufe di situazioni ormai incontrollabili si associano e INFORMANO, è proprio questo il lavoro di associazioni come “ammazzateciTUTTI” INFORMARE, far conoscere realtà certamente orribili, ma che fanno parte del nostro paese e che traggono la loro forza proprio dalla disinformazione. Ragazzi, che studiano, che lavorano, vanno nelle scuole a parlare con altri giovani, a spiegargli cos’è la mafia, come è organizzata, a metterli in guardia ed a invitarli ad agire, a non lasciarsi ingannare da false apparenze, ma a ribellarsi a situazioni corrotte e criminose che compromettono il futuro di ognuno di noi. Come è stato ricordato da uno dei ragazzi intervenuto all’assemblea nell’ITCS villa greppi sulla mafia, la nostra costituzione cita:”IL POPOLO è SOVRANO”. Noi abbiamo il potere di cambiare le cose, di ribaltare la situazione, i dati sono allarmanti, non solo nel meridione,ma anche i commercianti lombardi come nel resto dell’Italia pagano il pizzo, ogni giorno vengono ammazzate persone dalla mafia, camuffando i delitti come inspiegabili suicidi o “incidenti” per non sollevare l’opinione pubblica, per salvare le apparenze. Ben 70 parlamentari sono pregiudicati o indagati in attesa di giudizio e chi li ha votati? NOI, abbiamo scelto per governarci persone accusate di corruzione, falso in bilancio. Che ci vogliamo aspettare? Che governino nei nostri interessi? Be non credo proprio. L’omertà è la forza della mafia, grazie a questa gli si permette di agire indisturbata, di schiacciarci e di compromettere il nostro avvenire. La Mafia è tante cose, sono i favori che fanno arrivare a cariche prestigiose persone raccomandate, è il traffico di persone, è le stragi di innocenti per evitare la giusta punizione a componenti di cosche, famiglie, comunque le si voglia chiamare, associazioni di criminali. Non sono cose piacevoli da sentire, ma fingendo di non vedere queste situazioni di certo esse non scompaiono, anzi si moltiplicano solamente. Se la gente come è successo dopo l’omicidio di Falcone e poi di Borsellino scende in piazza, informa, rende partecipe altra gente del baratro in cui stiamo precipitando la mafia si può sconfiggere. Bisogna però sradicare stereotipi come quello dei siciliani o dei calabresi mafiosi o dei rumeni e degli albanesi criminali, non è assolutamente così. I criminali, le mele marce ci sono in qualsiasi paese, regione e nasconderci dietro assurdi pregiudizi non li farà cessare di esistere. Proviamo ad accettare il fatto che anche nel nostro paese possano esserci delinquenti e liberiamoci dall’omertà cominciando a denunciare ciò che vediamo. Ci hanno detto che se ci facciamo le canne finanziamo la mafia che dallo spaccio trae i suoi guadagni e siamo quindi un po’ mafiosi I due relatori intervenuti nell’istituto Villagreppi hanno portato questa grande lezione, sta a noi ora portarla ad altri e metterla a frutto. Quello che hanno detto è corretto, siamo 60 milioni di italiani, i mafiosi saranno 60.000, NON POSSONO AMMAZZARCI TUTTI.
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sabato 17 maggio 2008
Mafia: Schifani, si deve sconfiggere
| Una sola bandiera politica contro la criminalita' organizzata |
(ANSA) - PALERMO, 17 MAG - 'La mafia si deve e si puo' sconfiggere'. Lo dice il Presidente del Senato, Renato Schifani, alla festa della Polizia a Palermo. 'I successi di questi ultimi tempi lo dimostrano - aggiunge - ne' temiamo distrazioni per via di questi ottimi risultati. L'azione di contrasto seguitera' con tenacia e abnegazione, anche aggredendo i patrimoni dei mafiosi, ma e' indispensabile che vi sia una sola bandiera, quella della politica unita contro la criminalita' organizzata'. |
Dopo queste sagge parole di Schifani vi dico un po' io chi è il nostro Presidente del Senato (fonte Se li conosci li eviti - Marco Travaglio e Peter Gomez):
Negli anni Ottanta è stato socio con Enrico La Loggia della società di brookeraggio assicurativo Siculabrokers assieme al futuro boss di Villabate, Nino Mandalà, poi condannato in primo grado a 8 anni per mafia e 4 per intestazione fittizia di beni, e dell'imprenditore Benny D'Agostino, poi condannato per concorso esterno in associazione mafiosa. Secondo il pentito Francesco Campanella negli anni Novanta
il piano regolatore di Villabate, strumento di programmazione fondamentale in funzione del centro commerciale che si voleva realizzare e attorno al quale ruotavano gli interessi di mafiosi e politici, sarebbe stato concordato da Antonino Mandalà con La Loggia. L'operazione avrebbe previsto l'assegnazione dell'incarico ad un loro progettista di fiducia, l'ingegner Guzzardo, e l'incarico di esperto del sindaco in materia urbanistica allo stesso Schifani, che avrebbe coordinato con il Guzzardo tutte le richieste che lo stesso avesse voluto inserire in materia urbanistica. In cambio, avrebbero diviso gli importi relativi alle parcelle di progettazione Prg e consulenza. Il piano regolatore di Villabate si formò su indicazioni che vennero costruite dagli stessi Antonino e Nicola Mandalà [il figlio di Antonino che per un paio d'anni ha curato gli spostamenti e la latitanza di Bernardo Provenzano, nda], in funzione alle indicazioni dei componenti della famiglia mafiosa e alle tangenti concordate.
Schifani, che effettivamente è stato consulente urbanistico del comune di Villabate, e La Loggia hanno annunciato una querela contro Campanella.
I fatti parlano da soli. Aspettiamo gli esiti della querela e vedremo quanto ci potremo fidare dell'antimafia promossa dal neo Presidente del Senato.





